Nel 2025 i siti inibiti ADM sono stati 1.038, secondo il bilancio d'esercizio dell'Agenzia riportato dalla stampa di settore: quasi quattro volte i 266 del 2020. Da sola la cifra dice poco a chi vuole capire che cosa succede quando un sito finisce nella «black list», e per questo conviene partire dal meccanismo.

I siti inibiti sono i siti di gioco con vincite in denaro privi di concessione che l'Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM) inserisce in un elenco pubblico: i fornitori di connettività devono impedirne l'accesso dall'Italia, e chi prova ad aprirli viene indirizzato a la pagina ufficiale dell'Agenzia dedicata ai siti inibiti.

Di seguito si spiega su quali norme si basa il blocco, come funziona in pratica e che cosa manca ancora per i pagamenti. Il punto che conta per chi gioca è però uno solo: l'elenco è uno strumento dello Stato contro l'offerta, non una pagina con cui verificare un sito.

Siti inibiti ADM: che cosa sono e quali elenchi tiene l'Agenzia

Un sito inibito è un sito di gioco con vincite in denaro che opera senza concessione e il cui accesso dall'Italia l'ADM ha disposto di impedire. Il decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41 (d.lgs. 41/2024) affida all'Agenzia, in collaborazione con la Guardia di Finanza, la gestione di due elenchi distinti, e da questa distinzione dipende tutto il resto del discorso.

L'articolo 22, comma 3, prevede da una parte «la lista dei siti informatici di offerta legale di gioco a distanza direttamente ed esclusivamente riferiti ai concessionari selezionati», dall'altra un elenco che l'ADM «redige altresì e aggiorna costantemente»: «la lista dei siti informatici il cui accesso è inibito». Secondo lo stesso articolo gli elenchi si pubblicano sui siti dell'ADM e della Guardia di Finanza; quello dei siti inibiti si trova nella pagina dell'Agenzia dedicata ai siti web inibiti.

Nel linguaggio ufficiale si parla di siti inibiti e di inibizione. La stampa parla anche di siti oscurati, mentre «black list» resta un'etichetta giornalistica, comoda nei titoli e priva di valore giuridico. La Guardia di Finanza compare nell'articolo 22 anche a proposito delle misure informatiche previste dal regolamento di cui si dirà più avanti. Le regole generali del settore sono raccolte in un'altra guida: le regole del gioco online legale in Italia.

I due elenchi non si sovrappongono. Quello dei siti inibiti dice che cosa è bloccato, quello dei concessionari dice che cosa è consentito. Un sito che non compare nell'elenco dei siti inibiti non è, per questo, autorizzato: lo è soltanto un sito che compare nell'altro. È questa la differenza pratica.

Quanti siti inibisce l'ADM ogni anno?

Nel 2025 l'ADM ha inibito 1.038 siti, contro i 721 del 2024 e i 266 del 2020. La serie completa è nel bilancio d'esercizio 2025 dell'Agenzia, come la riporta AGIMEG il 3 luglio 2026: «passando da n. 266 siti inibiti nel 2020, a n. 196 nel 2021, n. 259 nel 2022, n. 492 nel 2023, n. 721 nel 2024 e n. 1.038 solo nell'ultimo anno».

AnnoSiti inibiti
2020266
2021196
2022259
2023492
2024721
20251.038

Fonte: bilancio d'esercizio 2025 dell'ADM, dati riportati da AGIMEG (3 luglio 2026). Il documento originale non è stato consultabile direttamente.

Dopo il calo del 2021 la serie sale per quattro anni consecutivi. Tra il 2024 e il 2025 l'aumento è del 44 per cento, e i siti inibiti in un anno sono quasi quattro volte quelli del 2020. Secondo l'Agenzia, una crescita simile «è da ricollegarsi al continuo processo di “dematerializzazione” dell'offerta di gioco».

Per il 2026 non esiste ancora un dato di bilancio. In un intervento riportato il 16 settembre 2026 dalla stampa di settore, il direttore dell'ADM, Roberto Alesse, ha detto che nei primi otto mesi dell'anno sono stati inibiti «quasi mille siti», contro gli 841 dello stesso periodo del 2025, con un aumento del 17,2 per cento.

Il totale cumulativo dei domini inibiti è un'altra misura: secondo la stampa di settore ha superato quota 12.000 con l'aggiornamento del 26 maggio 2026, ma il rapporto tra questo totale e la serie annuale non è chiarito dalle fonti consultate.

Per chi gioca, la cifra ha un solo uso pratico: ricordare che l'elenco cambia di continuo, e che un controllo fatto ieri non vale oggi.

Su quali norme si basa il blocco?

Il blocco si basa su tre norme sovrapposte nel tempo: la legge 296/2006, che prevede la rimozione dell'offerta di gioco senza concessione, il decreto-legge 104/2020, che dà all'ADM il potere di ordinarla ai fornitori di connettività, e il d.lgs. 41/2024, che regola i due elenchi e le sanzioni.

La più antica è la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 50. Nel testo del 2006 prevede che l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, oggi ADM, stabilisca «le modalità per procedere alla rimozione dell'offerta, attraverso le reti telematiche o di telecomunicazione, di giochi, scommesse o concorsi pronostici con vincite in denaro in difetto di concessione, autorizzazione, licenza od altro titolo autorizzatorio o abilitativo». L'inosservanza dei provvedimenti comporta «sanzioni amministrative pecuniarie da 30.000 euro a 180.000 euro per ciascuna violazione accertata». Si cita il testo del 2006: eventuali modifiche successive vanno verificate sul testo vigente.

Il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, all'articolo 102 attribuisce all'ADM, come riassume il dossier della Camera dei deputati, «la facoltà […] di ordinare ai fornitori di connettività alla rete internet la rimozione delle iniziative di chiunque offra o pubblicizzi prodotti o servizi non conformi alle norme vigenti». È su questo articolo che, secondo la stampa di settore, poggiano gli aggiornamenti dell'elenco.

Il d.lgs. 41/2024 riprende il meccanismo all'articolo 22: istituisce i due elenchi descritti sopra e prevede per chi non rispetta il blocco una sanzione da 30.000 a 180.000 euro per ciascuna violazione accertata. Le sanzioni di queste norme riguardano chi deve eseguire il blocco, cioè i fornitori di connettività e, secondo il decreto del 2024, i prestatori di servizi di pagamento. Questo articolo illustra le norme in vigore e non sostituisce una consulenza legale.

Tre norme, dunque, ma un solo meccanismo: l'ordine parte dall'ADM, l'esecuzione tocca ai fornitori di connettività.

Come funziona il blocco, dall'elenco alla pagina ufficiale dell'Agenzia

L'ADM aggiorna l'elenco con una nota formale indirizzata ai fornitori di connettività, e i fornitori reindirizzano il traffico verso una pagina ufficiale dell'Agenzia. Il 26 maggio 2026, per fare un esempio riportato da Italian Gaming News, l'aggiornamento ha aggiunto altri 146 siti; secondo la stessa fonte i fornitori sono «obbligati a impedire l'accesso ai siti indicati attraverso il reindirizzamento del traffico verso la pagina ufficiale di inibizione Adm».

La forma della nota conta. Quella del 17 gennaio 2025, che secondo JAMMA aggiungeva 129 siti all'elenco, «costituisce ordine di rimozione delle iniziative di chiunque offra o pubblicizzi prodotti o servizi secondo modalità non conformi […]»: è il legame diretto con l'articolo 102 del decreto-legge 104/2020. Il numero di siti cambia da un aggiornamento all'altro, 129 il 17 gennaio 2025 e 146 il 26 maggio 2026, mentre la procedura descritta dalle fonti resta la stessa.

L'elenco completo, con gli indirizzi, si consulta nella pagina dell'Agenzia. Questo articolo non ne cita nessuno: i nomi cambiano a ogni aggiornamento, il meccanismo resta lo stesso, ed è il meccanismo a spiegare che cosa vede chi cerca di aprire uno di quei siti.

Chi vede la pagina ufficiale dell'ADM al posto del sito si trova davanti a un sito inibito, quindi senza concessione.

E i pagamenti? Che cosa prevede la legge

L'articolo 22 del d.lgs. 41/2024 prevede che un regolamento, adottato «di concerto con la Banca d'Italia», stabilisca «le modalità per impedire ai prestatori di servizi di pagamento la gestione di operazioni di raccolta e di versamento di somme, relative a operazioni di gioco, a favore o per conto di soggetti privi della predetta concessione». Lo stesso regolamento deve disciplinare «misure informatiche, anche implicanti il ricorso a soluzioni di intelligenza artificiale», che l'ADM applica insieme alla Guardia di Finanza.

Il punto è lo stato di questa norma. Secondo il monitoraggio dei provvedimenti attuativi della Camera dei deputati, riportato dalla stampa di settore a fine maggio 2026, il regolamento non era ancora stato adottato. Tra le fonti consultate per questo articolo non risulta un'adozione successiva.

La legge lo prevede, dunque, ma il regolamento che deve renderlo operativo, secondo il monitoraggio della Camera riportato a fine maggio 2026, non era ancora stato adottato. Finché non esiste, resta una norma in attesa di attuazione.

Che cosa significa per chi gioca

Significa che l'elenco dei siti inibiti non serve a verificare un sito: dice che cosa è bloccato, non che cosa è consentito. Un sito con concessione si riconosce dalla concessione e dalla presenza nell'elenco dei concessionari, non dall'assenza dalla «black list».

Un sito clone, per esempio, può usare un indirizzo che l'elenco non contiene ancora. Secondo la stampa di settore, che il 4 agosto 2026 ha riportato un'allerta della Polizia di Stato, «un logo riconoscibile o un riferimento visivo ad Adm […] non bastano da soli a certificare l'autenticità»; per questo il controllo si fa sulla concessione. I siti clone sono trattati in una guida dedicata: come riconoscere un sito clone. Un sito scomparso, poi, non è per forza un sito inibito: dal 13 novembre 2025 ogni concessione ha un solo sito e le cosiddette «skin» sono sparite.

Giocare su un sito senza concessione significa anche non avere le tutele previste presso un concessionario: il contratto di conto di gioco regolato dalla legge italiana, l'autoesclusione valida per tutti i concessionari, il reclamo all'ADM. La posizione di questi siti è spiegata in una guida dedicata: che cosa prevede la legge per i siti senza concessione. Il conto presso un concessionario si può aprire anche con SPID o CIE. La procedura è descritta in una guida dedicata: aprire un conto di gioco con SPID o CIE. Nulla nell'aspetto della pagina distingue, da solo, un sito con concessione da uno senza.

Verifica in pochi minuti:

  1. Controlla nel sito il numero della concessione e il logo dell'ADM (articolo 6, comma 6, lettera g, del d.lgs. 41/2024). Sono un punto di partenza, non una prova.
  2. Verifica che l'indirizzo sia un .it e coincida con quello indicato nell'elenco dei concessionari dell'ADM, perché a ogni concessione è collegato un sito (articolo 6, comma 5, lettera o). I siti con concessione sono raccolti nella pagina dedicata: i casinò con concessione ADM.
  3. Se al posto del sito compare la pagina ufficiale dell'ADM, il sito non ha la concessione.

Chi sente di non riuscire a smettere di giocare può iscriversi al Registro unico delle autoesclusioni (RUA), che vale presso tutti i concessionari, oppure chiamare il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d'azzardo dell'Istituto Superiore di Sanità, al numero 800 558822, anonimo e gratuito.

Domande frequenti sui siti inibiti

Che cosa sono i siti inibiti ADM e che cos'è la «black list»?

È il nome giornalistico dell'elenco dei siti inibiti, cioè dei siti di gioco senza concessione il cui accesso dall'Italia i fornitori di connettività devono impedire. Lo prevede l'articolo 22, comma 3, del d.lgs. 41/2024 ed è pubblicato sul sito dell'ADM. L'Agenzia tiene anche l'elenco dei concessionari, cioè dei siti autorizzati.

Perché un sito di gioco non si apre e compare una pagina dell'ADM?

Perché il sito è stato inibito: i fornitori di connettività reindirizzano il traffico verso una pagina ufficiale dell'Agenzia. Significa che quel sito compare nell'elenco dei siti inibiti e non ha la concessione. Per sapere quali siti hanno invece la concessione si consulta l'elenco dei concessionari dell'ADM.

Quanti siti inibiti ADM ci sono stati nel 2025?

Secondo il bilancio d'esercizio 2025 dell'Agenzia, riportato dalla stampa di settore, i siti inibiti sono stati 1.038, contro i 721 del 2024. È il valore più alto della serie 2020-2025, che parte da 266 siti nel 2020. Per il 2026 il direttore dell'ADM ha indicato, tra gennaio e agosto, quasi mille siti.

Un sito che non è nella «black list» è autorizzato?

No, non necessariamente. Un sito può non essere ancora nell'elenco dei siti inibiti pur non avendo la concessione, come nel caso di un clone che imita un concessionario. Il controllo che conta è un altro: l'indirizzo esatto deve comparire nell'elenco dei concessionari dell'ADM.

Chi rischia una sanzione se un sito inibito resta raggiungibile?

Le norme prevedono sanzioni amministrative da 30.000 a 180.000 euro per ciascuna violazione accertata: riguardano chi deve eseguire il blocco, cioè i fornitori di connettività e, secondo il decreto del 2024, i prestatori di servizi di pagamento (legge 296/2006, articolo 1, comma 50, e d.lgs. 41/2024, articolo 22).

L'ADM blocca anche i pagamenti verso i siti senza concessione?

La legge prevede un regolamento, da adottare di concerto con la Banca d'Italia, per impedire ai prestatori di servizi di pagamento di gestire operazioni a favore di soggetti privi di concessione. Secondo il monitoraggio della Camera dei deputati riportato dalla stampa di settore a fine maggio 2026, il regolamento non era ancora stato adottato.

Perché un casinò che usavo è sparito dopo il 13 novembre 2025?

Non è detto che sia stato inibito. Dal 13 novembre 2025 ogni concessione può essere esercitata attraverso un solo sito .it, e le cosiddette «skin» sono uscite dal mercato. Se al posto del sito compare la pagina ufficiale dell'ADM si tratta invece di un'inibizione; negli altri casi conviene controllare l'elenco dei concessionari.

Chi compila l'elenco dei siti inibiti?

L'ADM, in collaborazione con la Guardia di Finanza: lo prevede l'articolo 22, comma 3, del d.lgs. 41/2024, che parla di un elenco redatto e aggiornato «costantemente». La pubblicazione avviene sui siti dell'Agenzia e della Guardia di Finanza. L'elenco dei concessionari, cioè dei siti autorizzati, è tenuto dalla stessa ADM.

Un elenco di ciò che è bloccato, non di ciò che è consentito

I siti inibiti ADM sono passati da 266 a 1.038 all'anno tra il 2020 e il 2025, ma l'elenco resta uno strumento contro l'offerta senza concessione: sui siti che non vi compaiono non certifica nulla. Per sapere se un sito è autorizzato serve l'elenco dei concessionari, e il controllo richiede pochi minuti.

Fonti