Secondo la relazione annuale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), nel 2023 sono state irrogate sanzioni per oltre 12 milioni di euro a chi ha violato il divieto di pubblicità del gioco d'azzardo, e nel 2025 nessuna. Il divieto, però, non è cambiato: dal luglio 2018 l'articolo 9 del Decreto Dignità vieta in Italia qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo, social network compresi. A farlo rispettare è l'AGCOM, che può sanzionare chi commissiona la pubblicità, chi la diffonde e chi organizza l'evento, con un minimo di 50.000 euro per ogni violazione.

Di seguito si spiega che cosa dice la norma, che cosa l'AGCOM considera pubblicità, quali sanzioni sono state applicate e che cosa stanno decidendo i giudici. Il tema rientra tra i diritti del giocatore online.

Il divieto di pubblicità del gioco d'azzardo: che cosa vieta l'articolo 9

La norma è contenuta nel decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87 (il cosiddetto Decreto Dignità), convertito dalla legge n. 96 del 2018. Il legislatore dichiara lo scopo nel testo stesso: rafforzare la tutela del consumatore e contrastare in modo più efficace il disturbo da gioco d'azzardo. Il comma 1 dell'articolo 9 stabilisce che è vietata «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d'azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo», e l'elenco dei mezzi comprende le affissioni e i canali informatici, digitali e telematici, compresi i social media. Dal 1° gennaio 2019 il divieto vale anche per le sponsorizzazioni.

Il periodo di transizione è finito: i contratti di pubblicità già conclusi restavano regolati dalle vecchie norme fino alla scadenza e comunque non oltre un anno dall'entrata in vigore del decreto, cioè non oltre il luglio 2019.

Alcune eccezioni sono previste dalla norma stessa. Restano fuori dal divieto le lotterie nazionali a estrazione differita, le manifestazioni di sorte locali e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM).

In sintesi: il divieto è generale, riguarda anche i contenuti online e le sponsorizzazioni, e le eccezioni sono poche e indicate espressamente.

Chi risponde e quanto costa una violazione

Il comma 2 dell'articolo 9 individua i destinatari della sanzione: il committente, il proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e l'organizzatore della manifestazione, evento o attività. La sanzione amministrativa pecuniaria è pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a 50.000 euro. Il comma 3 affida la contestazione e l'irrogazione all'AGCOM, che procede secondo la legge 24 novembre 1981, n. 689. Secondo il comma 4, i proventi delle sanzioni confluiscono in un fondo presso il Ministero della salute destinato al contrasto del gioco d'azzardo patologico.

Il minimo di 50.000 euro vale per ogni violazione e non dipende dal valore della campagna: è proprio il minimo fisso a essere finito davanti alla Corte costituzionale. La norma non prevede alcuna sanzione per chi vede la pubblicità: i destinatari sono soltanto chi la commissiona, chi la ospita e chi organizza l'evento.

La stessa pagina dell'AGCOM sul divieto conferma il ruolo dell'Autorità e i soggetti coinvolti. Gli enti coinvolti sono tre e vanno tenuti distinti: l'AGCOM vigila sulla pubblicità del gioco, l'AGCM (Autorità garante della concorrenza e del mercato) si occupa di pratiche commerciali scorrette in generale, l'ADM rilascia le concessioni.

Da ricordare: la sanzione colpisce chi promuove e chi diffonde, non chi guarda.

Pubblicità o informazione? Le linee guida dell'AGCOM

Che cosa controlla davvero l'AGCOM lo spiegano le linee guida approvate con la delibera 132/19/CONS del 18 aprile 2019. Restano fuori dal divieto le «comunicazioni di mero carattere informativo», purché rispettino continenza, non ingannevolezza e trasparenza e siano prive di enfasi promozionale (paragrafo 5.5); la delibera le descrive come comunicazioni con «esclusiva finalità descrittiva, informativa ed identificativa dell'offerta di gioco legale». Anche i servizi informativi di comparazione di quote o offerte commerciali non sono considerati pubblicità alle stesse condizioni (paragrafo 5.6). Al contrario, la pubblicità realizzata attraverso influencer o testimonial è vietata (paragrafo 5.2).

Una precisazione recente riguarda le campagne di comunicazione contro i disturbi da gioco d'azzardo: con la delibera 200/26/CONS del 29 luglio 2026 l'AGCOM ha adottato un atto integrativo delle linee guida. Secondo il testo della delibera, le campagne non devono contenere richiami a vincite, bonus o vantaggi economici né inviti all'azione; il logo o il marchio del concessionario può comparire solo con funzione identificativa, senza essere la componente centrale del messaggio, e il divieto di link riguarda i rimandi con finalità promozionale o che consentono l'accesso diretto all'offerta di gioco.

Nella delibera 200/26/CONS i richiami a vincite e bonus e gli inviti all'azione compaiono tra gli elementi da evitare, mentre nelle linee guida del 2019 il criterio resta l'assenza di enfasi promozionale. Le condizioni di un bonus, invece, si leggono altrove, nella guida su come leggere i requisiti di puntata di un bonus.

Come criterio generale: una comunicazione che si limita a informare, senza enfasi promozionale, resta fuori dal divieto; una che promette vincite o invita a giocare presenta enfasi promozionale.

Le sanzioni in numeri, dal 2023 al 2025

I dati più recenti sull'applicazione del divieto vengono dalla relazione annuale 2026 dell'AGCOM, presentata il 14 luglio 2026 e riportata dalla stampa di settore. La relazione indica l'importo complessivo delle sanzioni irrogate per la violazione del divieto di pubblicità.

AnnoSanzioni irrogate dall'AGCOM
202312.395.842 €
2024importo non univoco nelle fonti (vedi nota)
20250 €

Fonte: relazione annuale 2026 dell'AGCOM, dati riportati da JAMMA il 14 luglio 2026. Per il 2025 la stessa fonte riporta che non risultano nuove sanzioni amministrative pecuniarie. Per il 2024 la relazione 2026 indica 1.810.121 €, ma il dato va letto con cautela: le fonti consultate non coincidono (nel novembre 2024, per esempio, l'AGCOM aveva annunciato sanzioni per circa 2 milioni di euro a 21 content creator).

I principali casi degli ultimi anni, in ordine cronologico:

DataDestinatarioSanzioneOggettoEsito
19 luglio 2022Google Ireland (YouTube)750.000 € e rimozione dei videovideo di un content creator in un programma di partnershipCorte di giustizia UE, C-421/24, 16 luglio 2026: nel caso esaminato la Corte esclude l'esonero di responsabilità dell'hosting provider; la causa torna al Consiglio di Stato
maggio 2023un operatore autorizzato388.453,92 €promozione tramite content creator su Twitchsanzione confermata dal TAR Lazio e sospesa dal Consiglio di Stato nel settembre 2024
12 dicembre 2023Twitch Interactive Germany900.000 €contenuti promozionali di giochi con vincite in denaro su canali di streamersanzione annullata per un vizio di procedura (Consiglio di Stato, 5 febbraio 2026)
dicembre 2023Meta (Facebook, Instagram)5.850.000 €18 profili (5 Instagram, 13 Facebook) e 32 contenuti sponsorizzatidopo l'avvio del procedimento erano stati rimossi 11 dei 18 profili

Fonti: delibere e comunicati dell'AGCOM, comunicato n. 109/26 della Corte di giustizia UE, AGI (caso Meta), stampa di settore (JAMMA, Agipronews, Gioconews) per gli altri casi.

Tra i casi elencati, quello di Meta ha avuto la sanzione più alta. Secondo l'AGI, che riporta il comunicato dell'AGCOM del 22 dicembre 2023, la società non si sarebbe limitata a ospitare i contenuti «con modalità puramente tecniche, passive ed automatiche», ma avrebbe offerto un servizio pubblicitario. Nel caso di Twitch, la sanzione del dicembre 2023 è stata annullata per un vizio di procedura, come risulta dalla decisione del Consiglio di Stato del 5 febbraio 2026, e non per una valutazione sul merito del divieto. Nel 2024 altre sanzioni hanno riguardato chi promuoveva il gioco sui social, come nelle delibere 284/24/CONS e 286/24/CONS del 1° agosto 2024.

Da questi numeri si ricava una sola indicazione affidabile: gli importi delle sanzioni cambiano molto da un anno all'altro. Quanto al testo del divieto, nessuna decisione lo ha finora modificato.

Influencer, streamer e piattaforme video

Le sponsorizzazioni di giochi e scommesse attraverso influencer, streamer e content creator sono uno dei fronti su cui l'AGCOM è intervenuta: lo dice il paragrafo 5.2 delle linee guida, lo confermano le sanzioni del 2024. Il giudizio da cui nasce la questione oggi davanti alla Corte costituzionale riguarda un content creator sanzionato con 157.000 euro per la diffusione di contenuti promozionali relativi a giochi e scommesse su alcuni canali online: da lì è partita la questione della proporzionalità del minimo previsto dalla norma.

Sul ruolo delle piattaforme si è espressa la Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa C-421/24 (Google Ireland contro AGCOM), con sentenza del 16 luglio 2026, come riferisce il comunicato stampa della Corte. Una piattaforma non può invocare l'esonero di responsabilità previsto per chi si limita a ospitare contenuti quando svolge un'attività che non è soltanto tecnica, automatica e passiva. Nel caso esaminato, la piattaforma aveva valutato il tema principale di un canale video prima di concludere l'accordo di partnership e di condivisione dei ricavi, acquisendo così una conoscenza concreta del contenuto essenziale. La causa torna ora al Consiglio di Stato.

Va precisato che la sentenza riguarda la responsabilità delle piattaforme come hosting provider e che il comunicato della Corte non parla della compatibilità del divieto dell'articolo 9 con il diritto dell'Unione. Non può quindi essere letta come una conferma, né come una bocciatura, del divieto.

Chi pubblicizza un casinò o un bonus in un video o in una diretta rientra nel divieto come qualsiasi altra pubblicità, e, secondo la Corte, una piattaforma che valuta il tema di un canale prima di stipulare una partnership non può contare, per quell'attività, sull'esonero riservato a chi si limita a ospitare contenuti. Un contenuto sponsorizzato può rimandare a siti che non risultano autorizzati dall'ADM; la disciplina di questi siti è trattata nella guida su che cosa prevede la legge per i siti senza concessione.

Che cosa stanno decidendo i giudici e che cosa resta in vigore

Le questioni aperte sono tre, e nessuna ha finora modificato il testo dell'articolo 9. Situazione aggiornata al 29 settembre 2026.

La prima è davanti alla Corte costituzionale. Il TAR Lazio ha sollevato il 29 luglio 2025 la questione di legittimità della sanzione minima di 50.000 euro, contestata sotto il profilo della proporzionalità e dell'adeguatezza; il procedimento è iscritto al n. 18 del registro ordinanze 2026 e l'udienza pubblica si è svolta il 24 giugno 2026. Alla data di aggiornamento non risulta una pronuncia della Corte costituzionale.

La seconda è davanti alla Corte di giustizia UE, nella causa C-194/25 (LeoVegas Gaming contro AGCOM), sottoposta alla Corte dal Consiglio di Stato con rinvio pregiudiziale. Si chiede se il divieto sia una «regola tecnica» soggetta all'obbligo di notifica previsto dalla direttiva (UE) 2015/1535, quali conseguenze abbia un'eventuale mancata notifica e se il divieto sia compatibile con la libertà di stabilimento e di prestazione di servizi. L'udienza si è tenuta il 1° luglio 2026; secondo la stampa di settore (situazione al 14 settembre 2026) le conclusioni dell'avvocato generale non risultano ancora depositate. Sempre secondo la stampa di settore, l'Italia difende il divieto come misura di sanità pubblica, non come regola sui servizi online.

La terza è politica. Secondo la stampa di settore, il ministro per lo Sport e i giovani Abodi ha espresso nell'agosto 2025 l'intenzione di superare il Decreto Dignità; il ministro dell'Economia Giorgetti ha chiesto il 29 luglio 2026 alla Guardia di Finanza e all'AGCOM un approfondimento per la piena applicazione dell'articolo 9; in Senato sono all'esame diversi disegni di legge che toccano il tema, in direzioni diverse. Sono proposte: finché il Parlamento non approva una modifica, il divieto resta quello dell'articolo 9.

Il punto fermo è uno: il divieto è in vigore. Questo articolo illustra le norme in vigore e non sostituisce una consulenza legale.

Che cosa significa per chi vede queste pubblicità

Il divieto riguarda tutti gli operatori: vedere una pubblicità di gioco non dice quindi se l'operatore sia autorizzato o no. Un sito privo di concessione può avere lo stesso aspetto grafico di uno autorizzato; per questo conviene non fidarsi di ciò che compare in un post sponsorizzato, nemmeno di un logo dell'ADM. Un logo in un post non è un documento; i siti clone sono trattati nella guida su come riconoscere un sito clone.

Il controllo che conta si fa nell'elenco dei concessionari pubblicato dall'ADM e richiede pochi minuti: verifica che il sito compaia nell'elenco e che il dominio corrisponda. Secondo l'articolo 6, comma 5, lettera o), del decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, il concessionario gestisce un sito con dominio nazionale di primo livello (.it) collegato alla propria concessione. La verifica passo per passo è descritta nella guida su come riconoscere i casinò con concessione ADM.

A sanzionare la pubblicità vietata è l'AGCOM. La pagina dell'Autorità sul divieto non indica un canale dedicato per segnalare le violazioni. Per la pubblicità ingannevole in generale esiste il servizio Segnala on line dell'AGCM, che si occupa di pratiche commerciali scorrette e non di singole controversie.

Chi ha la sensazione che il gioco, o la pubblicità che lo circonda, stia sfuggendo di mano può chiamare il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d'azzardo, al numero 800 558822, in forma anonima e gratuita.

In pratica: una pubblicità di gioco non è mai prova di autorizzazione, e la verifica si fa sull'elenco dell'ADM.

Domande frequenti sul divieto di pubblicità

In Italia esiste il divieto di pubblicità del gioco d'azzardo?

Sì. L'articolo 9 del Decreto Dignità vieta dal luglio 2018 qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro, su qualunque mezzo, compresi i social media. Dal 1° gennaio 2019 il divieto si estende alle sponsorizzazioni. A vigilare è l'AGCOM.

Perché si vedono ancora pubblicità di alcune lotterie?

Perché la norma esclude dal divieto le lotterie nazionali a estrazione differita, le manifestazioni di sorte locali e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell'ADM. Sono eccezioni previste dallo stesso articolo 9: casinò online e scommesse restano vietati in ogni forma di pubblicità.

Gli influencer possono pubblicizzare casinò e scommesse?

No. Le linee guida dell'AGCOM (delibera 132/19/CONS, paragrafo 5.2) vietano la pubblicità realizzata attraverso influencer e testimonial, e nel 2024 l'Autorità ha sanzionato alcuni influencer e content creator (per esempio con le delibere 284/24/CONS e 286/24/CONS).

Chi paga se il divieto viene violato, e quanto?

La sanzione colpisce il committente, il proprietario del mezzo o del sito di diffusione e l'organizzatore dell'evento: il 20 per cento del valore della pubblicità e in ogni caso almeno 50.000 euro per ogni violazione; a irrogarla è l'AGCOM. La norma non riguarda chi vede la pubblicità.

Quante sanzioni ha applicato l'AGCOM negli ultimi anni?

Secondo la relazione annuale 2026 dell'AGCOM, riportata da JAMMA il 14 luglio 2026, le sanzioni irrogate per il divieto di pubblicità sono state di 12.395.842 euro nel 2023 e nessuna nel 2025; per il 2024 le fonti consultate non coincidono.

Il divieto di pubblicità del gioco d'azzardo potrebbe essere tolto?

Oggi il divieto è in vigore. Al 29 settembre 2026 non risultano pronunce né della Corte costituzionale (reg. ord. n. 18 del 2026) né della Corte di giustizia UE (causa C-194/25), e le proposte dei ministri o in Senato sono soltanto proposte: senza una modifica approvata dal Parlamento, vale l'articolo 9.

Fonti